Nell’AUSER di Imola ci sono 231 donne su 439 volontari attivi e rappresentano quindi un parte fondamentale, la maggioranza dell’associazione.
Esse realizzano la missione dell’associazione seguendo, con attività varie, 1018 persone delle quali 619 donne: anche qui la maggioranza( ma forse pesa la durata della vita più lunga delle donne).
” Mi sento utile agli altri “
“Fare il volontariato mi fa star bene”
” Metto a disposizione degli altri la mia competenza”
” Sono gratificata dal fare del bene”
“Occupo il tempo in modo socialmente utile”
Queste sono le risposte più diffuse alla domande rivolta alle volontarie attive sulle motivazioni che le spingono ad essere attive.
E’ diffusa la naturalità con cui si afferma questo approccio: una forma di altruismo sociale che fa star bene.
Dobbiamo attribuire grande valore a questo senso comune di naturalità perché rappresenta una barriera insostituibile alle forme di degrado e di egoismo diffuse nella nostra società.
Il valore di questa naturalità può esprimere a pieno la sua forza e le sue potenzialità se si coglie anche la dimensione di genere.
Nell’impegno al volontariato delle donne, ci sono la sensibilità e la competenza tipiche del lavoro di cura che da sempre ha caratterizzato la presenza delle donne dentro e fuori le mure domestiche, elementi che nella terza età vengono evidenziate.
Ma c’è qualcosa di più che si coglie nel volontariato svolto dalle donne , specie quello a diretto contatto con le persone :
la capacità di ascolto , grazie alla quale si entra in sintonia con le emozioni e si colgono le valutazioni di impatto di genere nella vita quotidiana.
E’ riduttivo usare il termine generico di “persona” quasi a neutralizzare le diversità e a negare l’inevitabile conflitto tra i due generi: un approccio neutrale stempera la realtà mentre i due approcci così diversi nelle percezioni, nelle reazioni ai fatti hanno pari dignità ed entrambi sono essenziali per conoscere la realtà in tutta la sua complessità ed interezza.
Approccio di genere vuol dire dare autorevolezza alle donne, riconoscere autonomia e soggettività al loro punto di vista e pensare ai cambiamenti con un senso di responsabilità al futuro, che metta in armonia lavoro , ambiente e riproduzione.
Sono profondamente convinta che sottolineare il valore dell’approccio di genere rafforza l’ efficacia delle azioni volontarie e la loro spinta al cambiamento.
Le donne che svolgono il volontariato ne sottolineano la loro funzione preventiva . Sono le occasioni che i laboratori, i corsi, gli incontri offrono che danno la possibilità di cogliere fragilità, elementi di depressione che tanto incidono nella qualità della vita e nel senso di benessere (nel 2020 si prevede che la depressione sia la seconda causa di malattia ed invalidità!).
Inoltre non è suggestione pensare di poter intercettare le nuove generazioni con l’autorevolezza che deriva dalle parole delle protagoniste della più grande rivoluzione non violenta del secolo scorso , all’insegna del: si può fare!
Alle donne di ieri e di oggi tocca il compito di portare a compimento quella rivoluzione che significa diritti, libertà, dignità,uguaglianza
Per questo la sfida che l’AUSER ha davanti è quella di far sì che le conoscenze derivanti dal lavoro individuale, così preziose ed utili, incidano sempre di più laddove si fanno o si contribuiscono a fare le scelte, riportando esperienze, valutazioni , esigenze.
Si tratta di mettere in valore questa realtà, così diffusa , sottolineando il carattere di genere nel sindacato, nella Consulta del volontariato, nella Consulta delle famiglie, nei Piani di zona per la salute ed il benessere e non solo.
La Carta dei valori dell’AUSER ha bisogno di un orizzonte politico ampio ed ambizioso: dobbiamo essere consapevoli che la democrazia vive dell’esperienza delle persone ed è veramente paritaria solo se le persone si identificano in uomini e in donne.
E’ il modo più adeguato infine, di dare sostanza all’Anno Europeo dell’invecchiamento attivo , proclamato per il 2012.
Maria Rosa Franzoni
