Il disagio è profondo. Lo diciamo come donne e come sindacaliste impegnate per affermare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati, dei deboli , delle donne. Dal ’46, come movimento delle donne , cerchiamo ogni giorno di conquistare un nuovo, piccolo o grande, diritoo , o di riaffermarlo, senza mai dare nulla per scontato. E sappiamo bene come le donne, spesso sole e anzane, a volte con problemi di salute, stanno ogni giorno al nostro fianco nelle piazze, nelle sedi Spi e Cgil e nei luoghi del volontariato. A testa alta, con la nostra Costituzione sotto braccio, per riaffermare dignità e diritti, soprattutto per i più deboli.
Il disagio è profondo, nel constatare che il corpo delle donne torna ad essere , ancora , prepotentemente, oggetto di scambio, di favori, di violenza. Che la bellezza esteriore prevale su quella interiore, sui valori, sull’intelligenza, sull’istruzione , sull’educazione. Che il mostrare il proprio corpo è il primo passo per concederlo successivamente al potente di turno,al conduttore televisivo, al direttore drete, al politico prepotente…Che la chirurgia estetica è considerata più efficace di una laurea, di un’esperienza di formazione nel mondo del lavoro o del volontariato. …
L’immagine della donna che il nostro Paese produce e veicola, anche all’estero , è più vicina a quelle democrazie mancate che di quelle evolute. Un contagio lento che dalle televisioni e dai rotocalchi della cronaca rosa è entrato nelle nostre famiglie , e le ha catturate, spesso anestetizzate; che ha toccato l’immaginario di coloro culturalmente ed economicamente più poveri. Il corpo come unica merce per un riscatto altrimenti impossibile. Un rito sacrificale a cui molti, troppi giovani e meno giovani si rendono spesso disponibili… Una fuga creduta facile e sostitutiva di una sofferta e faticosa costruzione di un futuro fatto di studio, formazione, lavoro ed impegno sociale ancora più difficile per le ragazze…. Così mentre da una parte si privano i giovani del futuro , emarginandoli dal lavoro ed espropriandoli dei loro sogni ; i lavoratori precari dalla possibilità di crearsi un progetto di vita e di famiglia; dall’altra si propongono con sempre più insistenza modelli culturali basati sulla mercificazione del corpo e delle coscienze…
Ma non ci arrendiamo. Alla marginalità, alla violenza, allo sfruttamente sessuale delle donne noi dobbiamo opporre come antidoto, la cultura dell’inclusione , del dialogo, dei diritti. E siamo convinte che il luogo giusto per farlo sia lo spazio pubblico. La strada, la piazza , i luoghi dell’incontro, le sedi sindacali, i centri culturali e le associazioni del volontariato. Luoghi aperti , diversificati, dove esperienza personale ed esperienza collettiva possano ricomporsi. Dove ripartire da quel disagio , con la forza della verità e della dignità, dove riprogettare assieme un riscatto culturale che ci rimetta sul sentiero delle democrazie evolute. Un riscatto culturale che rifiuti l’immagine di un “paese-bordello”, dovei politici bavosi e novelli dittatori utilizzano il loro potere calpestando i i diritti delle donne e non solo
Svegliarsi è un obbligo di tutti , e non solo delle donne.
Lettera di Carla Cantone
Segretaria generale Spi nazionale
