giornalino dicembre 2011

dicembre 1, 2011

in questo numero:

Il nostro dovere è un impegno per il cambiamento di Mario Peppi Presidente Auser Imola

Ridere fa bene con la Bottega del Buonumore

Curiosità: a tavola con Rossini

La pagina di Auser Tutela

Tempo di mercatini

Insieme 2012, il turismo di Auser Imola

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giornalino – dic

giornalino settembre Auser Imola

settembre 25, 2011

 in questo numero:

Una Nazione senza memoria di Valerio Zanotti

Crisi e manovra   intervista al Sindaco di Imola Daniele Manca

Crisi e manovra, chi paga?

Autocertificazione nuovi ticket sanitari

Punto Verde  Concimi o compostiera  di Mario Cacciari

Concorso Cari Nonni 2011

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Per l’interesse generale ,va ascoltato il punto di vista delle donne

settembre 21, 2011

Nell’AUSER di Imola ci sono 231 donne su 439 volontari attivi e rappresentano quindi un parte fondamentale, la maggioranza dell’associazione.

Esse  realizzano la missione  dell’associazione seguendo, con attività varie, 1018 persone delle quali 619 donne: anche qui la maggioranza( ma forse pesa la durata della vita più lunga delle donne).

” Mi sento utile agli altri “

“Fare il volontariato mi fa star bene”

” Metto a disposizione degli altri la mia competenza”

” Sono gratificata dal fare del bene”

“Occupo il tempo in modo socialmente utile”

Queste sono le risposte più diffuse alla domande rivolta alle volontarie attive sulle motivazioni che le spingono ad essere attive.

E’ diffusa la naturalità con cui si afferma questo approccio: una forma di altruismo sociale che fa star bene.

Dobbiamo attribuire grande valore a questo senso comune di naturalità perché rappresenta una barriera insostituibile alle forme di degrado e di egoismo diffuse nella nostra società.

Il valore di questa naturalità può esprimere a pieno la sua forza e le sue potenzialità se si coglie anche la  dimensione di genere.

Nell’impegno al volontariato delle donne, ci sono la sensibilità e la competenza tipiche del lavoro di cura che da sempre ha caratterizzato la presenza delle donne dentro e fuori le mure domestiche, elementi  che nella terza età vengono evidenziate.

Ma c’è qualcosa di più che si coglie nel volontariato svolto dalle donne , specie quello a diretto contatto con le persone :

la capacità di ascolto , grazie alla quale si entra in sintonia con le emozioni e si colgono  le valutazioni di impatto di genere nella vita quotidiana.

E’ riduttivo usare il termine generico di “persona” quasi a neutralizzare le diversità e a negare l’inevitabile conflitto tra i due generi: un approccio neutrale stempera la realtà  mentre i due approcci così diversi nelle percezioni, nelle reazioni ai fatti hanno pari dignità ed entrambi sono essenziali per  conoscere la realtà  in tutta la sua complessità ed interezza.

Approccio di genere vuol dire dare autorevolezza alle donne, riconoscere autonomia e soggettività al loro punto di vista e pensare ai cambiamenti con un senso di responsabilità al futuro, che metta in armonia lavoro , ambiente  e riproduzione.

Sono profondamente convinta che sottolineare il valore dell’approccio di genere  rafforza l’ efficacia delle azioni volontarie e la loro spinta al cambiamento.

Le donne che svolgono il volontariato ne sottolineano la loro funzione preventiva . Sono le occasioni che i laboratori, i corsi, gli incontri offrono che danno la possibilità di cogliere fragilità, elementi di depressione che tanto incidono nella qualità della vita e nel senso di benessere (nel 2020 si prevede che la depressione sia la seconda causa di malattia ed invalidità!).

Inoltre non è suggestione  pensare di poter intercettare le nuove generazioni  con l’autorevolezza che deriva dalle parole delle protagoniste della più grande rivoluzione non violenta del secolo scorso , all’insegna del: si può fare!

Alle donne di ieri e di oggi tocca il compito di portare a compimento quella rivoluzione che significa diritti, libertà, dignità,uguaglianza

Per questo la sfida che l’AUSER ha davanti  è quella di far sì che le conoscenze derivanti dal lavoro individuale, così preziose ed utili, incidano sempre di più laddove si fanno o si contribuiscono  a fare le scelte, riportando esperienze, valutazioni , esigenze.

Si tratta di mettere in valore questa realtà, così diffusa , sottolineando il carattere di genere nel sindacato, nella Consulta del volontariato, nella Consulta delle famiglie, nei Piani di zona per la salute ed il benessere e non solo.

La Carta dei valori dell’AUSER ha bisogno di un orizzonte politico ampio ed ambizioso: dobbiamo essere consapevoli che la democrazia vive dell’esperienza delle persone ed è veramente paritaria solo se le persone si identificano in  uomini e in donne.

E’ il modo più adeguato infine, di dare sostanza all’Anno Europeo dell’invecchiamento attivo , proclamato per il 2012.

Maria Rosa Franzoni

Auser Informa giugno-luglio 2011

giugno 30, 2011

Auser Informa leggi(…….) 

ANPI E SPI INSIEME

giugno 27, 2011

ANPI – SPI insieme

Auser Imola Aprile 2011

aprile 1, 2011

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giornalino aprile

Auser Informa

febbraio 3, 2011

 

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Gennaio Febbraio

LE ALTRE DONNE

gennaio 30, 2011

Il disagio è profondo. Lo diciamo come donne e come sindacaliste impegnate per affermare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati, dei deboli , delle donne. Dal ’46, come  movimento delle donne , cerchiamo ogni giorno di conquistare un nuovo, piccolo o grande, diritoo , o di riaffermarlo, senza mai dare nulla per scontato. E sappiamo bene  come le donne, spesso sole e anzane, a volte con problemi di salute, stanno ogni giorno al nostro fianco nelle piazze, nelle sedi Spi e Cgil e nei luoghi del volontariato. A testa alta, con la nostra Costituzione sotto braccio, per riaffermare dignità e diritti, soprattutto per i più deboli.

Il disagio è profondo, nel constatare che il corpo delle donne torna ad essere , ancora , prepotentemente, oggetto di scambio, di favori, di violenza. Che la bellezza esteriore prevale su quella interiore, sui valori, sull’intelligenza, sull’istruzione , sull’educazione. Che il mostrare il proprio corpo è il primo passo per concederlo successivamente al potente di turno,al conduttore televisivo, al direttore drete, al politico prepotente…Che la chirurgia estetica è considerata più efficace di una laurea, di un’esperienza di formazione nel mondo del lavoro o del volontariato. …

L’immagine della donna che il nostro Paese produce e veicola, anche all’estero , è più vicina a quelle democrazie mancate che di quelle evolute. Un contagio lento che dalle televisioni e dai rotocalchi della cronaca rosa  è entrato nelle nostre famiglie , e le ha catturate, spesso anestetizzate; che ha toccato l’immaginario di coloro culturalmente ed economicamente più poveri. Il corpo come unica merce per un riscatto altrimenti impossibile. Un rito sacrificale a cui molti, troppi giovani e meno giovani si rendono spesso disponibili… Una fuga creduta facile e sostitutiva  di una sofferta e faticosa costruzione di un futuro fatto di studio,  formazione, lavoro ed impegno sociale  ancora più difficile per le ragazze…. Così mentre da una parte si privano i giovani del futuro , emarginandoli dal lavoro ed espropriandoli dei loro sogni ; i lavoratori precari dalla possibilità di crearsi un progetto di vita  e di famiglia; dall’altra si propongono con sempre più insistenza  modelli culturali basati sulla mercificazione del corpo e delle coscienze…

Ma non ci arrendiamo. Alla marginalità, alla violenza, allo sfruttamente sessuale delle donne noi dobbiamo opporre come antidoto, la cultura dell’inclusione , del dialogo, dei diritti. E siamo convinte che il luogo giusto per farlo sia lo spazio pubblico. La strada, la piazza , i luoghi dell’incontro, le sedi sindacali, i centri culturali e le associazioni del volontariato. Luoghi aperti , diversificati, dove esperienza personale ed esperienza collettiva possano ricomporsi. Dove ripartire da quel disagio , con la forza della verità e della dignità, dove riprogettare assieme un riscatto culturale che ci rimetta sul sentiero delle democrazie evolute. Un riscatto culturale che rifiuti l’immagine di un “paese-bordello”, dovei politici bavosi  e novelli dittatori utilizzano il loro potere calpestando i i diritti delle donne e non solo

Svegliarsi è un obbligo di tutti , e non solo delle donne.

Lettera  di Carla Cantone

 Segretaria generale Spi  nazionale

Giornalino Auser dicembre

dicembre 1, 2010

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giornalino dicembre

25 novembre:GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

novembre 25, 2010

PERCHE’QUESTO GIORNO SIA TUTTI I GIORNI.

L’Assemblea Generale delle Nazioni unite la dichiarò nel 1999 per sensibilizzare , denunciare, mobilitare contro le tante e differenti forme di violenza esercitate sulle donne. La dimensione del problema, anche in Italia , non è diminuita, ma  addirittura aggravata. La violenza contro le donne è un problema che ormai ha assunto i contorni di un’emergenza che non fa distinzioni di nazionalità ,età,  cultura o ceto. Da ogni parte del mondo vengono denunciate storie di violenza e sopraffazione verso donne oltraggiate nella loro persona , donne prigioniere di matrimoni non voluti, di famiglie violente , di sfruttatori. Donne che hanno perso il diritto alla vita e spesso la vita stessa.

E’ chiaro come ogni violenza sulle donne rivesta un significato che va al di là dell’evento in sé e rimandi a questioni  inerenti la discussione culturale di un’intera società.

La dimensione del problema si è rivelata di una tale complessità  per cui permane la necessità di discutere, approfondire, ricercare il substrato culturale da cui, nei diversi contesti, si originano devastanti conflitti nel rapporto uomo/donna. I comportamenti singoli, quali l’avallare l’idea che una donna abbia funzione “ estetica” nella società, una filigrana nelle rappresentazioni del potere, o peggio utilizzarla come valore di scambio fra favore e interessi, non sono meno gravi dei comportamenti collettivi, quelli che si tramutano in atti politici, e che hanno una dirompenza devastante nello smantellare un panorama di tutela avanzato e sostanzialmente reso inesigibile, una continua aggressione ai diritti , al ruolo e alla e alla dignità delle donne.

La nostra azione di contrasto deve andare in varie direzioni:  far crescere soprattutto fra i giovani la consapevolezza di rifiutare e contrastare ogni forma di violenza nei confronti delle donne tramite una vera cultura del rispetto ;  approfondire gli aspetti culturali , psicologici e giuridici legati alle violenze ed agli  effetti sulle vittime ; sostenere e testimoniare il percorso e le problematiche che le donne vittime di violenza si trovano ad affrontare.

A Roma il 30 novembre un seminario ,  promosso dai Dipartimenti  Sociosanitario e Prevenzione e Sicurezza Spi Cgil e Coordinamento Donne Spi Cgil, discuterà il fenomeno della violenza e gli abusi sulle  persone anziane in ambito familiare e nelle istituzioni. Il seminario è finalizzato a comprendere l’ampiezza e lo spessore della realtà della violenza e degli abusi sulle persone anziane ed a individuare  proposte di prevenzione e contrasto del fenomeno, con particolare attenzione alla contrattazione sociale a livello nazionale e territoriale .

A Imola ci sono associazioni che, notoriamente , da anni si impegnano concretamente nel dare risposte adeguate a chi subisce violenza e a chi ne subisce le conseguenze nella rete relazionale; che lavorano a contatto con le reti istituzionali territoriali sulle opportunità di intervento, su cui si discute, perché serve soprattutto una volontà politica di intervenire sul territorio.

Per questo noi donne anziane Spi Cgil di Imola  anche in questa occasione, che non riteniamo affatto “celebratoria” , aderiamo ai momenti di condivisione collettiva e di esperienze insieme a queste istituzioni pubbliche e del privato sociale, messi in circolo nel nostro territorio.

Siamo convinte che sia necessario far rete per maturare maggiore consapevolezza politica sul grave

problema  della violenza contro le donne.

L’ONU RICONOSCE I DIRITTI DELLE DONNE ANZIANE.

E’ del 19 ottobre scorso  l’ adozione della Raccomandazione Generale n.27 su Donne Anziane e Protezione dei loro Diritti Umani da parte della Commissione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne.

Età e sesso sono per le donne più anziane fonte di molteplici forme di discriminazione che si traducono in un’iniqua allocazione delle risorse, maltrattamenti, disinteresse e accesso limitato a servizi fondamentali.

 I cambiamenti nella struttura demografica della popolazione dovuti al progressivo invecchiamento  e gli impatti della disuguaglianza di genere sulla vita delle donne più anziane hanno profonde implicazioni umanitarie .

Nella suddetta Raccomandazione  vengono identificate le varie forme di discriminazione che le donne affrontano in età avanzata; si evidenziano gli impegni assunti dagli Stati firmatari nell’ottica di garantire un invecchiamento dignitoso e salvaguardare i diritti delle donne anziane ; si indicano misure per la protezione delle donne più anziane nelle strategie nazionali , nelle iniziative per lo sviluppo e la cooperazione internazionale  e nelle azioni positive.

L’obiettivo è quello di far sì che le donne più anziane possano partecipare pienamente, senza subire discriminazioni e alle stesse condizioni degli uomini a, alla vita politica, sociale,economica, culturalee civile della società.

Ora sta anche a noi essere attenti  che queste non rimangano solo parole.


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